5 December 2020

Le stazioni meteo preferite dagli appassionati

Tributo alla neve: quel grado in più in quota che cambia tutto

Quel grado in più in quota, ad un livello ben preciso, solitamente attorno ai 1000-1500 metri, può fare la differenza. Si, la differenza tra un paesaggio bianco candido in stile natalizio, oppure grigio e piovoso come il periodo dei morti a inizio novembre.

Ma perchè la differenza la fa la quota? Beh, naturalmente perchè le precipitazioni cadono dall’alto e dunque attraversano strati d’aria che possono avere diverse temperature. Solitamente in condizioni di neve da cuscino, quelle che si generano quando la precipitazione cadendo incontra aria fredda nei bassi strati atmosferici, e che sono le più abbondanti ed estese, l’aria è stabilmente stratificata, ovvero la sua temperatura con l’altezza diminuisce molto lentamente (la sua temperatura potenziale aumenta), oppure addirittura sale per alcune centinaia di metri (inversione).

Ora, ricostruendo mentalmente lo strato interessato dall’inversione termica, dove la temperatura sale con la quota, possiamo facilmente immaginare che uno scorrimento di aria più mite e umida, magari proprio quello che origina la precipitazione (nevosa) in atto, può causare la risalita della temperatura lungo quello strato al di sopra dello zero spezzando così l’omotermia. Cosa significa? Che la colonna d’aria ha temperature sotto zero sopra e sotto tale strato, e sopra zero nel mezzo.

zero1Solitamente lo zero gradi cede tra i 950 e gli 850hPa, ovvero tra 1000 e 1500 metri di quota. Sotto lo zero gradi resiste, ma la sopra basta quel grado in più per farci arrivare al suolo non più la candida neve ma la grigia pioggia.

Un altro particolare: a volte può piovere, o meglio piovigginare, anche con l’intera colonna d’aria a temperatura sotto zero. Questo avviene quando la sommità degli strati nuvolosi si trova a quote relativamente basse, con temperature non inferiori a -10°C. A questa temperatura l’intero strato nuvoloso è costituito da minuscole goccioline d’acqua che, per via dell’ambiente sotto zero, si trovano comunque allo stato liquido per il fenomeno fisico della sopraffusione.

L’elevata umidità che solitamente avvolge tale ambiente fatto di nubi basse e la struttura uniforme della nube, fatta di sole goccioline e senza cristalli di ghiaccio, non permette la formazione del fiocco di neve. Ecco che anche in questo caso basterà poco affinchè il nostro paesaggio passi dal bianco candido al grigio città. La città di tutti i giorni.

Luca Angelini

 

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