29 October 2020

Troppo caldo, crollo sul versante sud del Cervino

Troppo caldo troppo in fretta, ed ecco che il permafrost, ovvero il collante ghiacciato che tiene insieme le rocce del più nobile “Scoglio d’Europa“, cede scaricando a valle imponenti masse rocciose. E’ accaduto proprio in queste ore pressapoco al centro della parete sud del Cervino, quella che si affaccia sopra la conca di Breuil.

Al momento pare che il movimento franoso – diversi metri cubi di roccia – non abbia interessato zone sensibili, trovandosi lontano dalle vie normali di salita alla montagna, né tanto meno aree abitate.

L’innalzamento repentino delle temperature registrato in questi ultimi giorni, con lo zero termico volato sopra quota 4.500 metri, ha dato man forte a rendere instabili i materiali rocciosi friabili in bilico sui pinnacoli, facendoli precipitare nel vuoto lungo i canali principali della parete.

Come ricordato dal glaciologo Giovanni Kappenberger, frane di ingenti dimensioni si sono già verificate in passato in concomitanza con estati estremamente calde, prima tra tutte quella rovinosa del 2003 che modificò per sempre alcuni tratti della via normale italiana lungo la cresta del Leone.

Da circa 10 anni la montagna è monitorata costantemente tramite diversi sensori. I risultati di queste rilevazioni, raccolti in diversi gli studi condotti da un team di glaciologi svizzeri, hanno confermato la correlazione tra caldo estremo e frequenza dei crolli tanto che, lo scorso anno il meteorologo Frédéric Glassey dichiarò apertamente – e non senza una vena volutamente provocatoria – che “a causa della rapidità dei cambiamenti climatici in atto, la vetta del Cervino potrebbe collassare”.

Ma noi tutti ci auguriamo ovviamente di no.

Luca Angelini

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