22 October 2020

Ultimatum sul clima, ma anche la Cop25 rischia di essere l’ennesimo fallimento

Tante buone intenzioni, promesse, accordi, poi però alla resa dei conti finiscono per prevalere gli interessi di comodo e nessuno tra i Grandi della Terra fa concretamente un passo indietro. Intanto per ben 12 giorni totali a vitto e alloggio completo in hotel 5 stelle pagati chissà da chi… le delegazioni dei 196 Paesi firmatari degli accordi di Parigi 2015 sono riuniti a Madrid per la Cop25, la conferenza sul clima indetta dall’ONU che avrebbe dovuto svolgersi in Cile, poi spostata in Spagna per motivi di ordine pubblico.

Così, considerato l’evidente stato climatico, con l’andamento delle temperature che sta forzando l’atmosfera a tempi accelerati di cambiamento verso un punto di non ritorno sempre più vicino, ad ogni nuovo summit (e ce ne sono stati 25 dal 1995) emerge sempre più palese la drammatica inutilità di questi vertici, dove si sposta semplicemente sempre più in là l’asticella del clima.

Sul tavolo le misure da adottare per (non) fermare il riscaldamento globale. Ora passerà al 2030 l’obiettivo di abbassare del 45% le emissioni dei gas serra, mentre si potrà continuare ad utilizzare il carbone ancora fino al 2050. Intanto il Segretario dell’ONU Antonio Gutierrez ammonisce sulla prossimità del cosiddetto punto di non ritorno: “Il mondo deve scegliere tra speranza e capitolazione”. Ma il nostro timore è che, una volta spenti i riflettori, tutto torni inesorabilmente come prima, un autentico fallimento.

Luca Angelini

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