18 January 2021

Vademecum dell’appassionato, ecco come non farsi “fregare” dal GELO facile

Mentre scriviamo i modelli che simulano il comportamento futuro dell’atmosfera stanno elaborando i dati iniziali, rilevati e opportunamente pre-elaborati (processo detto assimilazione), dalle varie stazioni codificate (di terra, di mare, di tipo aeronautico, in quota). Il processo di assimilazione, in un certo qual modo analogo a quello che compie il nostro organismo utilizzando gli enzimi, è molto complesso e procede, durante il calcolo, a inserire strada facendo dati parziali sempre nuovi, che man mano sopraggiungono.

Il tempo di scrivere un articolo e di distribuirlo ai lettori, ed ecco che tutto è già cambiato. I dati in quota ad esempio, non sono disponibili ad ogni corsa del modello, poichè i lanci dei rispettivi palloni sonda avvengono una o due volte al giorno e i dati provenienti dagli aerei hanno cadenza irregolare, mentre ad esempio le corse del modello americano GFS escono regolarmente quattro volte al giorno e sono pertanto fuori sincronia. Escono senza con dati parziali o mancanti? No, escono con i dati della corsa precedente opportunamente trattati, integrati (processo di interpolazione) il che crea senz’altro un margine di approssimazione evidente. E stiamo parlando delle correnti in quota, quelle che guidano la circolazione portante. Ecco allora dove nasce la differenza, a volte anche molto evidente, tra una corsa e l’altra.

Reazione dell’appassionato tipo: “I modelli sono in palla”, “Hanno ritrattato tutto”, “Lo si sapeva dall’inizio”, esaltazioni o suicidi di massa…. un momento. I modelli non sono in confusione, non sono essere umani e non sono dotati di sentimenti, debolezze e inclinazioni proprio come noi, sono macchine e stanno solo ricalcolando lo stato futuro dell’atmosfera con dati diversi da quelli precedenti. Poi uscirà la corsa successiva, questa volta con i dati completi dei radiosondaggi, e tutto cambierà di nuovo. La storia si ripete, “modelli in palla” eccetera eccetera…

Basterà allora osservare la figura che vi ho proposto qui sopra (di repertorio), per comprendere come si degrada il segnale del dato fisico a seconda della situazione rappresentata, in questo l’altezza della superficie di 500hPa, ma potrebbe essere quello che volete, il vento, la pioggia; il tempo previsto. Guardiamo a sinistra: correnti temperate da ovest che scorrono sull’oceano, nessun ostacolo, minimo attrito, temperature superficiali omogenee; risultato, traiettoria regolare e predicibilità evolutiva buona (sovrapposizione scenari a spaghetti). Guardiamo a destra: le correnti incontrano il continente, subiscono attrito meccanico per suoli e montagne, attrito termico, per differenti masse d’aria; risultato, traiettorie irregolari, predicibilità degradata (spaiamento quasi totale degli scenari a spaghetti).

Non è quindi difficile capire che per il previsore, chiamato ad interpretare questi dati, sarà allora più semplice intuire l’evoluzione del tempo sull’oceano, in presenza di aria temperata, rispetto al continente, in presenza di aria fredda. Da una parte prevarrà la componente matematica, dall’altra quella caotica. Questi sono i limiti imposti dalla scienza e per quanto freddo o caldo si vogliano, passarci sopra sventolando la solita carta singola deterministica a 360 ore che più si addice ai propri desideri che alla dura e cruda realtà, sarebbe come pretendere di mettere in moto l’auto prima di montarci il motore. Hai voglia a girare la chiave….

Luca Angelini

Vademecum dell’appassionato, ecco come non farsi “fregare” dal GELO facile