2 April 2020

“Warming” di Natale, la situazione si fa interessante

DI COSA SI TRATTA: chi segue questo sito web con assiduità certamente ricorderà l’editoriale in cui accennavamo ad una particolare dinamica in previsione nella stratosfera polare proprio in questi giorni. Ebbene, questa dinamica è stata confermata, il processo iniziale è già in atto e le ulteriori elaborazioni numeriche ci consentono di fare anche un passo in avanti.

FORTE RISCALDAMENTO STRATOSFERICO POLARE: dunque la stratosfera polare si sta riscaldando in modo evidente all’altezza del quadrante siberiano; i flussi di calore nascono dall’intrusione di un’onda anticiclonica, particolarmente sviluppata in spessore, lungo i meridiani asiatici. L’aumento di temperatura a livello di 10hPa (circa 30 km di altezza) sarà notevole, oltre 50°C in pochi giorni. Seguendo il senso antiorario della circolazione polare quindi, questo riscaldamento andrà a spingere fuori sede il blocco gelido contenuto nel vortice polare (processo chiamato “displacement“), costringendolo a riparare (si fa per dire) sul lato atlantico secondo una tempistica che sembra piuttosto rapida, entro la fine dell’anno. La caduta di un particolare indice, detto NAM (vedi figura qui sotto) , al di sotto di una particolare soglia prestabilita, conferma tutto questo.

LE IPOTESI: e qui arriva il “bello”, perchè se in quello stesso periodo partisse lungo i meridiani una seconda onda anticiclonica, questa volta proprio lungo il lato atlantico (anticiclone delle Azzorre), i rispettivi flussi di calore potrebbero favorire la scissione del vortice polare, già scostato dalla sua sede naturale, in due strutture distinte, secondo un meccanismo noto tecnicamente come “split” (figura in alto, clic per aprirla). Al momento è presto per trarre conclusioni, tuttavia ne accenniamo, non perchè al momento sia in previsione, ma solo per ricordarvi che in passato è da un meccanismo come questo che si sono verificate le più celebri ondate di freddo invernale che si ricordino.

LE CONSEGUENZE: all’atto pratico per ora ci basti solo tenere presente che anche il semplice fenomeno del “displacement“, aumenta comunque la probabilità di assistere, all’inizio del nuovo anno (a gennaio quindi), ad irruzioni di aria fredda in direzione delle medie latitudini europee e questo include anche l’Italia.

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Luca Angelini