28 February 2017

Zero termico a 2 mila metri e gelate in pianura, come è possibile?

Quando la stagione avanza e ci si porta sempre più verso l’inverno, le nostre regioni sono ( o per lo meno dovrebbero essere) interessate da strati d’aria via via più fredda. Essendo più densa, ossia contenendo al suo interno più molecole rispetto allo stesso volume di aria calda, l’aria fredda è quindi più pesante e tende a depositarsi per gravità nei bassi strati.  Ma l’aria fredda inibisce l’evaporazione e quindi è anche secca e diventa ancora più pesante poichè le molecole di azoto e di ossigeno, che compongono da sole più del 90 per cento di tutto il volume d’aria, sono più pesanti di una molecola di vapore acqueo.

In condizioni di vento debole o assente, e preferibilmente con tempo stabile e cielo sereno, nasce così il fenomeno dell’inversione termica, ovvero quel fenomeno che inverte il normale andamento della temperatura con la quota. Normalmente infatti la temperatura ambientale, salendo di quota, scende di circa 0,65°C ogni 100 metri. Con l’inversione la temperatura non scende ma può addirittura salire. Questo fenomeno di inversione, molto frequente durante l’inverno, soprattutto sulle zone con clima interno o continentale, risulta più evidente e consistente nelle ore notturne e del primo mattino allorquando può accadere che la temperatura al livello del suolo può risultare più bassa di quella in quota anche di diversi gradi.

Succede in pratica quello che possiamo apprezzare dalla figura che vi ho allegato sopra (click per aprirla) e che è stata elaborata dal noto meteorologo Filippo Thiery: come si può vedere, lungo la colonna d’aria più inversioni termiche sovrapposte portano la temperatura a passare attraverso lo zero termico (livello dove si misura la temperatura di zero gradi) a diverse quote, a 1.200m, poi a 1.500 metri, quindi ancora a 2.000m, di nuovo a 3.000 e infine a 3.500m.

Una domanda a questo punto sorge spontanea: qual’è il livello dello zero termico che dobbiamo considerare? Quello che è legato alla massa d’aria e non ad effetti climatici locali. Lo zero termico nella libera atmosfera è quindi la quota più elevata alla quale si misura la temperatura di zero gradi. In altre parole, se lo zero termico si trova, come nel caso dell’esempio grafico, a 3.500 metri significa che da tale quota in su la temperatura sarà sempre al di sotto dello zero. Questo

Come abbiamo visto però, per via del’inversione termica, ciò non impedisce che il valore di zero gradi non possa venir toccato anche più in basso, magari persino nel fondovalle o in pianura. Possiamo quindi avere, ad esempio, lo zero termico a 2.000 metri e il fondovalle sotto zero. Ecco allora che in certe mattine d’inverno, possiamo trovare la brina sulle auto e nelle aiuole di Milano, mentre sui monti lo zero termico si trova a quote quasi primaverili.

Anche in questo caso è il tempo che è impazzito? No, parafrasando una nota pubblicità, è solamente questione di fisica.

Luca Angelini

Zero termico a 2 mila metri e gelate in pianura, come è possibile?

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