28 November 2020

Zero termico nuovamente a quota 4.000, ma non sarà come in estate

Per capire quello che stiamo per spiegare ci sarebbe un modo abbastanza semplice: basterebbe recarsi in alta montagna e constatare sul campo quanto il periodo stagionale influisca sulle condizioni delle montagne a parità di livello dello zero termico che si misura in libera atmosfera. Mi spiego.

Trovandosi su un ghiacciaio a ottobre, novembre o comunque nel semestre invernale, in condizioni di zero termico molto elevato in libera atmosfera – prendiamo caso i 4.000 metri di questi giorni – si può notare come la fusione dell’eventuale neve presente o del ghiaccio sia minima se non addirittura inesistente. La neve tiene tutto il giorno, senza mollare, senza appesantirsi, senza evidenti trasformazioni.

Una bella differenza rispetto a quello che avviene con identica temperatura, ma durante la stagione estiva, quando con zero termico a 4.000 metri la fusione dei ghiacciai sarà massiva e continua, anche durante le ore notturne, la neve bagnata, pesante, gli itinerari alpinistici impercorribili dal pomeriggio in avanti, i crepacci pronti ad aprirsi come voragini.

Nel caso invernale fortunatamente le nostre montagne possono giocarsi il jolly potendo contare sia su una declinazione bassa sull’orizzonte del sole, che preserva i versanti settentrionali e in parte anche gli altri, riducendo l’energia complessiva entrante, sia sulla lunghezza della notte, superiore a quella del dì.

Lungo i pendii d’alta montagna influiscono infatti non solo le caratteristiche fisiche della massa d’aria, ma anche gli scambi di calore con il suolo. Questo a sua volta influisce sulla temperatura effettiva alla superficie, salvando in zona Cesarini i suoli d’alta montagna, che d’inverno perdono sempre più calore di quanto ne acquistano durante le ore di sole e faticano a salire sopra lo zero, anche se la temperatura dell’aria lo è.

Su questo giocano – si fa per dire – le società che forniscono il tristissimo innevamento artificiale, le quali possono iniziare a preparare il terreno, magari con qualche additivo di supporto, anche in condizioni climatiche non proprio fredde e apparentemente sfavorevoli.

Il tutto aspettando le precipitazioni, quelle vere, sempre che arrivino…

Luca Angelini 

Zero termico nuovamente a quota 4.000, ma non sarà come in estate