Aspettando il cambiamento (che non arriva)

I giorni passano in fretta, l’inverno meteorologico ha già percorso un terzo del suo tragitto ma quello climatico, a parte una breve apparizione, ancora non si fa vedere. Non ci resta che guardare in avanti quanto più possibile per cercare un segnale di cambiamento. Cambiamento che però, a detta degli unici prodotti numerici che possono darci una risposta, quelli probabilistici, ancora non si vede.

Allo stato attuale, la massima gittata previsionale possibile arriva fino a metà gennaio. Ebbene, guardate voi stessi i grafici esposti in questo articolo: qui sopra l’andamento delle masse d’aria, indicato tramite l’indagine delle temperature a 1.500 metri. Si osserva l’attuale situazione di valori sopra la media, che tende lentamente a ridurre il suo divario dopo il 10 di gennaio; in parallelo però la qualità del segnale prodotto dal calcolo delle 30 previsioni in esame perde consistenza ed emerge quello statistico del periodo. Da qui il rientro in media dei valori, trascinati in giù dalla climatologia più che dalla circolazione reale.

Il grafico sotto mette invece in risalto un piccolo “strappo” alla monotonia più totale tra l’8 e il 9 gennaio. L’abbassamento temporaneo della pressione e il contestuale picco di precipitazioni mette in evidenza il probabile passaggio di una perturbazione, cui seguirà però, dopo il 10 gennaio, un ritorno alle condizioni precedenti.

Dunque, ricapitolando: inverno inesistente da tre settimane, tutte le festività natalizie buttate e nessuna prospettiva di cambiamento sino a metà gennaio. A questo punto, o l’inverno si sveglia, magari con un aiutino dalla stratosfera, oppure…. Non ci resta che piangere.

Luca Angelini