Aumento temperature e CO2, causa o effetto?

Una delle argomentazioni più in voga tra gli scettici del cambiamento climatico di natura antropica (ormai rimasti in quattro gatti) è quella del cosiddetto “lag temporale” tra temperatura e CO2 nei cicli glaciali che hanno caratterizzato gli ultimi due milioni di anni.

In effetti diversi studi hanno mostrato come vi sia un ritardo (stimato in 800-1000 anni) tra il cambiamento della temperatura terrestre e quello delle concentrazioni di CO2. Quest’ultimo sembra seguire, e NON anticipare, i cambiamenti della temperatura globale.

Queste conclusioni hanno scatenato diverse reazioni nel mondo cosiddetto “negazionista”, che ha visto in questo ritardo la prova del fatto che sia la temperatura a guidare la CO2 e non viceversa. Questa sarebbe secondo loro la prova che l’anidride carbonica che emettiamo ogni giorno con le nostre attività sia in realtà innocua per il clima terrestre? E’ vero? Ovviamente la risposta è no.

L’alternanza di periodi glaciali e interglaciali e l’innesco del cambiamento di temperatura da “freddo a caldo” e viceversa sono ben spiegati dai moti astronomici legati al nostro Pianeta descritti nella teoria di Milankovitch. Tale teoria non spiega però l’ampiezza di questi cambiamenti. I soli moti orbitali non bastano a spiegare picchi freddi e caldi così intensi (vedi figura).

Ormai molti studi concordano sul fatto che sono necessarie due risposte del sistema legate ai ghiacci (albedo) e alla CO2.

Come spiegato ad esempio da Shakun et al. 2012, i cambiamenti nell’orbita terrestre avrebbero innescato un primo riscaldamento, in particolare alle latitudini più alte. La conseguente fusione dei ghiacci avrebbe determinato un ulteriore aumento delle temperature a causa di una minore riflessione della radiazione solare (riduzione dell’albedo) e l’arresto della corrente termoalina. Tale arresto avrebbe determinato un aumento ulteriore e ben più marcato delle temperature nell’emisfero meridionale. Per la Legge di Henry, ad un aumento della temperatura dell’acqua corrisponde una minore solubilità di gas come l’anidride carbonica. La CO2 è un gas serra, come tutti sanno. Il suo aumento legato a questi meccanismi ha inevitabilmente portato ad un ulteriore aumento delle temperature planetarie. Un meccanismo di feedback positivo ormai noto da decenni.

In conclusione, è solo grazie alla CO2 (e all’effetto albedo) che riusciamo a spiegare l’ampiezza dei cicli glaciali che hanno caratterizzato l’intero Pleistocene. Quella del lag temporale tra temperatura e CO2 è, se approfondita, una dimostrazione ulteriore del ruolo dell’anidride carbonica come fattore climatico importantissimo del sistema climatico terrestre.

Attualmente siamo noi a “pompare” CO2 in atmosfera senza l’intervento di alcun meccanismo naturale, in miliardi di tonnellate ogni anno. Non a caso le sue concentrazioni sono arrivate a superare i 420 ppm, valore che non si raggiunge dal Pliocene, circa 3 milioni di anni fa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Ulteriori informazioni sull’andamento annuale della CO2 in questo articolo.

FONTI SCIENTIFICHE ARTICOLO:
https://pubs.giss.nasa.gov/…/1990/1990_Lorius_lo03000u.pdf

https://www.clim-past.net/8/1213/2012/cp-8-1213-2012.pdf

https://science.sciencemag.org/content/299/5613/1728

https://www.nature.com/articles/nature10915

Roberto Ingrosso