21 October 2021

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Bufale meteo in rete, ecco alla fine chi paga

“Opera bene pur tenendo presente il male che ne sopporterai“. Credo che dovrebbe essere una regola di vita.

In un Paese dove la retro è la marcia più veloce, dove per vedere il mondo dalla parte giusta ti devi voltare a gambe all’aria, dove i carnefici diventano le vittime, capita anche di venir, diciamo, “ripresi” in modo del tutto fuori luogo su temi per i quali da sempre ti batti.

Capita così che, anziché togliere i famigerati “like” ai numerosi siti spara-bufale, evitando di ingrassare ulteriormente i millantatori a tutto beneficio di chi opera con correttezza e diligenza, qualche lettore giustamente arrabbiato, ma anche un po’ distratto (fortunatamente sono pochi, anche se comunque ci sono), pensa bene di prendersela proprio con le persone sbagliate, nei modi e nei termini sbagliati e con il sito web sbagliato, in questo caso Meteobook, per manifestare il (sacrosanto) dissenso sulla disinformazione imperante.

Questo è il risultato proprio della disinformazione, il motivo per cui chi si presta ad un approccio pulito e onesto, viene gettato nel calderone insieme ai seminatori di zizzania, insieme ai proclamatori del nulla. Vi lascio immaginare la frustrazione che monta in questi casi, quando da vittima diventi carnefice, quando vieni accusato proprio di quel comportamento che tanto deplori, nel più tipico dell’andazzo sbilenco tutto italiano.

Sono casi che, fortunatamente, si contano sulle dita di una mano (e avanza anche qualche falange), il che è senz’altro confortante, ma sono in ogni caso comportamenti di un preconcetto inconcepibile e di una superficialità inaccettabile. Cerchiamo invece di imparare a distinguere le fonti qualificate e attendibili dai siti trappola. Non cadiamo nel tranello di chi vivacchia con una manciata di like grazie al consenso di nicchie adoranti che smaniano nel veder quotidianamente umiliato l’onesto lavoro di chi mai si sognerà di raccontarla come la vorrebbero sentir dire.

Luca Angelini

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