Cambia il clima ma il freddo tardivo non manca mai perché?

Lo avrete notato anche voi: ad aprile, magari dopo inverni inesistenti, ecco che si presentano le condizioni favorevoli a ondate di freddo che generano nevicate e gelate tardive, il più delle volte purtroppo anche deleterie. C’è una spiegazione plausibile, ovvero dimostrabile dal punto di vista scientifico, a tutto questo? Lo abbiamo chiesto al meteorologo e climatologo Pierluigi Randi.

“Si presume che, nonostante le tendenze al riscaldamento in tutte le stagioni, persista il rischio di ondate di freddo nelle stagioni transitorie (Wypych et al. 2017 ), specie in primavera. Ciò è dovuto al fenomeno dell’amplificazione artica (diretta conseguenza proprio del riscaldamento globale) e a quello corrispondente dell’indebolimento della corrente a getto che porta ad un maggiore trasporto di masse d’aria polare verso latitudini più basse, specialmente a inizio primavera dopo inverni assai miti, durante i quali un vortice polare eccessivamente profondo e confinato molto a nord accumula molta aria fredda.

Alla fine dell’inverno o all’inizio della primavera, quando il vortice polare stratosferico va incontro al fisiologico smantellamento, vengono rilasciate verso sud masse d’aria ancora molto fredda, che con l’amplificazione artica può facilmente scendere a latitudini assai meridionali. Non tralasciamo però il fatto che i danni maggiori vengono causati non tanto dalle temperature basse, quanto dall’eccessivo anticipo della ripresa vegetativa dovuta ai caldi precoci già a fine inverno. In sostanza, oggi una gelata tardiva è in grado di provocare maggiori danni rispetto al passato principalmente per questo motivo”.

Non dimentichiamo infine la differenza tra tempo (che è quello che fa oggi) e il clima (che è il tempo che ha fatto negli ultimi 30 anni). Il primo non annulla il secondo ma ne rappresenta una temporanea anomalia.

Luca Angelini