E i ghiacciai ringraziano

10 gradi in meno in una sola notte su gran parte del nord Italia ma non solo, una notte di piogge e temporali che hanno provveduto a riversare al suolo, in particolare su Alpi e regioni di nord-ovest, l’aria fredda prelevata di recente dai cieli nord-atlantici. Ecco come la natura riesce a ribaltare in poco tempo la situazione che sembrava destinata ad una estate africana senza freni.

La goccia fredda è uno dei meccanismo che l’atmosfera utilizza per rinfrescare le medie latitudini: raccoglie aria fredda dalla circolazione polare, la trasporta entro entro una saccatura, si protende verso le medie latitudini e qui stacca il vertice freddo il quale, venendo a sorvolare aree surriscaldate, instabilizza l’atmosfera.

L’aria fredda, densa e pesante, “cade” per gravità sopra lo stato caldo-umido, che invece si solleva a generare torri temporalesche chiudendo così il ciclo dell’acqua in miniatura. E il caldo se ne va, lasciando posto ad un fresco tonificante.

La traccia di questo cambiamento (nulla di eccezionale si intende…) è ben visibile sulle Alpi, dove si stanno avendo spruzzate di neve fin verso i 2.500 metri. Il grosso delle nevicate si concentra naturalmente lungo la cresta principale delle Alpi, e in particolare sui grandi ghiacciai svizzeri, valdostani, piemontesi e lombardi (vedi figure relative a lunedì mattina).

20 centimetri di neve fresca sulla superficie già annerita dei nostri ghiacciai sono una boccata di ossigeno assolutamente provvidenziale nel bel mezzo dell’estate, anche grazie all’effetto albedo e a tutti i processi di trasformazione della neve, che contribuiranno anche nei prossimi giorni, con il ritorno del sole, a mantenere sotto controllo le temperature.

Luca Angelini

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