Eppure per qualcuno ci stiamo… raffreddando

Ve lo diciamo subito: la scienza NON è democratica, non segue le inclinazioni personali e, basandosi sui numeri, lascia poco margine ai giri di parole. Non è quindi per essere saccenti, perentori, antipatici, scorbutici o totalitaristi, ma se 2+2 fa 4, non c’è spazio per opinioni diverse, lo dobbiamo accettare, anche se non ci piace.

Dunque se qualcuno, (magari qualche migliaio di scienziati), ci fa sapere (magari da qualcosa come 30 anni), che dopo aver esaminato le risultanze (magari di qualche trilione di calcoli), le temperature terrestri stanno aumentando (magari molto più velocemente rispetto ai ritmi consueti), beh, qualche scrupolo ce lo dovremmo fare. Avranno ragione? Avranno torto? E’ un complotto? Li pagano le lobby della green economy o le lobby del petrolio?

Ecco allora che prende voce l’interlocutore di turno, uno di quei tuttologi che pontifica su tutto lo scibile dell’orbe terracqueo, dai trattori alle meringhe, dalla fisica delle particelle alla cucina ghanese, dalla fauna alsaziana alla pittura monocromatica. Il nostro scienziato fai da te, dall’alto del suo disinteressato interesse per il freddo immaginario estrae dal repertorio il luogo comune più banale: “Il clima è sempre cambiato”. Vero, ma a passi di mille anni. Oggi gli stessi cambiamenti vanno via veloci come un Frecciarossa bruciando (letteralmente) le tappe nel giro di qualche decennio. E lo dice l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, non mia zia.

Non pago di questa inaspettata messa all’angolo, picchiato in testa nel frattempo da un sole disperato stile Chattanooga Tennessee, con il termometro dell’auto che si spacca in quattro pregandoti di parcheggiare all’ombra, ecco che il nostro irriducibile incredulo riparte: “E’ estate, normale che faccia caldo“. Vero, ma se il caldo “normale” fa arroventare le cervici, soprattutto quelle con poca materia grigia, fa colare i tatuaggi come stracchino avariato o trasforma le maniglie dell’amore in cassapanche di fine ‘700, beh insomma, qualche dubbio in merito mi sembra lecito, ma niente: per lui è ancora tutto normale; e cita il caso dell’Algeria, dove è luglio e 48 gradi sarebbero valori addirittura sotto la media.

Siamo allora ad un punto critico: se non bastano gli scienziati (quelli veri), non basta mettere il naso fuori dalla porta, non basta tarare il termometro 30 gradi sotto zero, ecco che il nostro interlocutore atermico, pur di cavare il ragno dal buco, affonderà il colpo: “I poteri forti hanno truccato i dati”. E qui non basteranno lauree, master specializzazioni, non servirà rispolverare l’autoclave di papers scientifici divorati ai tempi dell’Università, per allontanarlo dalla cattiva strada. Lui proseguirà zigzagando tra a zanzare, cimici, tafani, zecche, aracnidi assortiti, iguane, varani di Komodo, taipan, tzè-tzè pensando che anche a due passi dall’Alaska arrivare a 50 gradi sia normale, in fondo è sempre stato così.

Ma ecco che arriviamo all’apoteosi: “il sole? Ormai è spento, la glaciazione è imminente e la riprova sarebbe che è luglio e in Sud Africa, dove è pieno inverno ma lui non lo sa, ha nevicato a 2.000 metri”. Intanto nel resto del Mondo ha fatto 10 gradi sopra la media e l’Artico è diventato una piscina con idromassaggio ed è tutto normale. Ma attenzione; davanti all’evidenza dei fatti, dai e dai, prima o poi qualche pezzo inizierà a crollare: “Ok le temperature globali stanno aumentando…. ma non è colpa dell’uomo”. Nooooo…. E qui si apre un nuovo universo, ripartendo chiaramente da zero (che non sono i gradi). A questo punto scatta il colpo apoplettico di noi poveri tapini, buttati su queste tastiere con la tentazione di mollare tutto come fossimo Reinhold Messner sulla parete nord del Nanga Parbat. Ma no dai, se ci avessimo pensato prima, sarebbe strato così facile: accoppiando l’analisi negazionista con l’immancabile componente sciachimista (coupled citrullus-deficiens model), il compito di eliminare il soggetto era elementare fin dall’inizio e ci sarebbe rimasto anche più tempo per le cose serie.

Luca Angelini