Eruzione Hunga Tonga 2022: ecco come ha influenzato il clima

January 17, 2022, Hunga Ha'apai, Tonga: A distress signal has been detected in an isolated, low-lying group of islands in the Tonga archipelago following Saturday's massive volcanic eruption and tsunami, the United Nations said, prompting particular concern for its inhabitants. The uninhabited volcanic island of Hunga-Tonga-Hunga-Ha'apai all but disappeared following the blast, according to satellite images. FILE IMAGE SHOT ON: January 14, 2022: Northward view at Hunga Ha'apai on the left foot of the volcanic plume, a wide plume column of ash, steam, and gas rises to an altitude of 18-20km above sea level. (Credit Image: © Tonga Geological Services/ZUMA Press Wire Service)

Avevamo introdotto l’argomento in seguito ad un primo nesso accertato riguardante la maggior piovosità dell’ultimo semestre sull’Europa settentrionale e il nord Italia. L’articolo che ne parlava era questo: “Primavera e inizio estate più piovosi della norma su parte dell’Europa e dell’Italia? Forse c’è una spiegazione“.

Ora una nuova ricerca ha esplorato l’impatto climatico dell’eruzione del vulcano Hunga Tonga avvenuta nel gennaio 2022 riconsiderando il suo ruolo nel riscaldamento globale del 2023-24. L’eruzione vulcanica sottomarina Hunga Tonga-Hunga del 15 gennaio 2022 ha prodotto pennacchi di aerosol e vapore acqueo che hanno raggiunto la stratosfera. Questi pennacchi hanno interessato l’intero Pianeta ma sono risultati persistenti principalmente nell’emisfero australe per tutto il 2022 e fino al 2023. La presenza di vapore acque o aerosol in stratosfera ha avuto un impatto anche sull’andamento delle temperature globali.

La porzione di vapore acqueo ha prodotto un’azione schermante nei riguardi della radiazione infrarossa uscente riemessa dalla Terra, comportando un piccolo riscaldamento in troposfera. Questo riscaldamento è stato però compensato dalla attenuazione della radiazione entrante (dal Sole) per la maggior presenza dell’aerosol stratosferico. Il cambiamento nel flusso radiativo si tradurrebbe, alla fine, in un bilancio radiativo leggermente negativo, vale a dire che c’è stato un lievissimo raffreddamento 2022/23, soprattutto nell’emisfero australe. La forzante climatica di Hunga è scesa poi quasi a zero alla fine del 2023.

Storicamente, le grandi eruzioni vulcaniche, come quella del Tambora nel 1815 e del Pinatubo nel 1991, hanno avuto significativi effetti di raffreddamento sul clima globale schermando la luce solare con i loro aerosol. Tuttavia, l’eruzione dell’Hunga Tonga aveva presentato uno scenario unico: essendo un vulcano sottomarino, aveva introdotto una quantità senza precedenti di vapore acqueo nella stratosfera, aumentando il contenuto totale di acqua stratosferica di circa il 10%.

Poiché il vapore acqueo è un potente gas serra inizialmente si ipotizzava che potesse spiegare l’estremo riscaldamento globale nel 2023 e nel 2024. Come abbiamo appena visto invece, i risultati della ricerca rivelano che l’eruzione ha contribuito invece a raffreddare (di poco) l’atmosfera. Un raffreddamento parziale assolutamente trascurabile rispetto al riscaldamento globale effettivamente in atto. Dunque, ancora una volta gli eventi naturali non riescono a controbilanciare le principali cause del cambiamento climatico, che rimangono pertanto le emissioni di gas serra indotte dall’uomo.

Fonte: AGI – Advancing Earth and Space Sciences

Credit: INGV Ambiente

Report Luca Angelini