Europa sotto un’unica grande coperta inquinata

L’inverno è la stagione più inquinata dell’anno. Il minor rimescolamento dell’aria a causa delle frequenti inversioni termiche, dovute alla minor efficacia del riscaldamento solare, ne è la causa principale. Da un lato, le temperature più fredde aumentano il fabbisogno di combustibili fossili per i riscaldamenti domestici e spesso un maggiore utilizzo di veicoli personali per il trasporto, innescando picchi di alcuni dei componenti più dannosi, come il particolato fine (PM 2,5 ), il biossido di azoto (NO 2 ) e anidride solforosa (SO 2 ) ma anche monossido di carbonio (CO) e anidride carbonica (CO 2 ). Tutti questi inquinanti e gas serra possono essere monitorati con previsioni e analisi CAMS (vedi video in fondo all’articolo).  

L’aria fredda invernale inoltre è più densa e, rimanendo vicina al suolo, mantiene tutti gli inquinanti che generiamo, in prossimità della superficie, e quindi a tiro delle nostre vie respiratorie. L’aria fredda inoltre è spesso più secca ed è noto che le condizioni secche agiscono sulle vie respiratorie irritandole. Questo pessimo stato dell’aria spesso si associa alle alte pressioni, dove la temperatura aumenta con l’altezza, contrariamente al comportamento “normale” dell’atmosfera, da cui la denominazione di “inversione“.   

Durante le condizioni di inversione termica o dinamica, lo strato d’aria superiore più caldo funge da “coperchio” intrappolando l’aria fredda e l’inquinamento nell’atmosfera tra la superficie e lo strato di inversione. Inoltre, le condizioni di alta pressione riducono le precipitazioni e la velocità del vento, che invece sono i migliori alleati per la dispersione dell’inquinamento atmosferico.  

Luca Angelini