Gli eventi meteo estremi sono solo straordinari o anche ripetibili?

In questi giorni ricorre l’anniversario dell’alluvione nella pianura romagnola che, per via della zona densamente popolata che aveva colpito ha avuto un grande impatto su quei luoghi e le persone.

Una serie di fattori, come sempre, ha contribuito alla gravità dell’evento. In Emilia-Romagna ci furono tre episodi di forte precipitazione nei giorni 1-2, 10 e 16-17 maggio 2023. In particolare, tra il 16 e il 17 maggio, un vortice depressionario si inserì fra due anticicloni, uno sulla penisola iberica e uno sull’Europa nord-orientale. Forti venti di bora vennero a scontrarsi con correnti caldo-umide provenienti dal Nord Africa e per due giorni consecutivi il vortice rimase sulla Romagna ulteriormente bloccato dalla barriera degli Appennini.

Dall’1 al 17 maggio cadde circa la metà della quantità di pioggia che precipita normalmente in un anno. Queste piogge diffuse e persistenti causarono migliaia di frane (grandi e piccole), mentre i suoli in pianura divennero saturi e incapaci di assorbire altra acqua.

Le condizioni critiche dell’Adriatico, con picchi di marea di quasi 90 centimetri e onde alte fino a 3.5 metri, impedirono il regolare deflusso a mare dei fiumi, i quali aumentarono rapidamente i colmi di piena e iniziarono a straripare, rompendo in più parti gli argini e invadendo campi e città. Altre concause sono state le rapide e inusuali fusioni delle nevi durante il periodo invernale e la siccità del 2022. La siccità, infatti, indurisce il terreno riducendo la penetrazione dell’acqua.

Secondo l’IPCC, a causa del riscaldamento globale, sta aumentando la frequenza degli eventi estremi, come inondazioni, intense precipitazioni, ondate di calore e siccità. Per contenere gli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi, la biodiversità e le società umane occorrono profonde, rapide e sostenibili riduzioni delle emissioni di gas serra nelle prossime due decadi.

Credit: INVG Ambiente