18 September 2021

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Gran Zebrù senza ghiaccio, emerge capanna austriaca della Guerra 1915-18

Un altro pezzo di ghiaccio storico che se ne va dalle Alpi, evaporato, sublimato o sarebbe meglio dire fuso dal tempo, quello caldo dell’estate. Stagione dopo stagione, le temperature sempre più elevate in quota sulle Alpi, con il livello dello zero termico che negli ultimi anni si è alzato mediamente di ben 250 metri, il tempo sta dando il colpo di grazia anche al ghiacciaio del Gran Zebrù 3.851 metri, in Alta Valtellina.

Quel che rimane dello scintillate bacino glaciale, che fino a qualche anno fa si percorreva rigorosamente in cordata con piccozza e ramponi, si riduce ad un esile nevaio marcio che porta i segni evidenti del disfacimento. E pensare che la parete nord era adornata dalla celebre “meringa” di ghiaccio, affrontata il 22 settembre 1956 dall’alpinista austriaco Kurt Diemberger insieme a Herbert Knapp e Hannes Unterweger. Un’impresa rimasta unica, perché la meringa crollò qualche anno dopo.

Ora dai resti del ghiacciaio emergono i resti di una guerra, quella del 1915-18, quando le truppe austriache avevano costruito una baracca come riparo alla Punta dei Re. Ora quella baracca, inghiottita dal ghiaccio e ricomparsa per la prima volta dalla neve nell’estate del 2015 riemerge completamente. C’è un progetto per riportarla a valle e salvarla. Lei si, il ghiacciaio ormai non più.

Luca Angelini