I boschi? Non sono una cava di legname!

In questo periodo di crisi energetica, dove la salita dei prezzi si intreccia con la necessità di individuare fonti rinnovabili e sostenibili, sta prendendo sempre più piede un approccio sbagliato nei confronti di boschi e foreste. In particolare dobbiamo sfatare l’dea che “per restare in salute un bosco ha bisogno dell’uomo che ne curi il taglio e il sottobosco”. Si tratta di un’affermazione destituita di fondamento scientifico, infatti è vero il contrario: meno il bosco viene manipolato dall’uomo, più acquista stabilità evolvendo verso fasi complesse. Lo stoccaggio del carbonio, ad esempio, è assicurato maggiormente dalle foreste mature, che sequestrano più CO2 di quelle giovani.

Questo modus operandi di taglio riduzionistico e antropocentrico, che vede il bosco essenzialmente come una cava di legname (non è un caso che il termine “sfruttamento” ricorra continuamente), la logica puramente estrattiva stride drammaticamente con la crisi provocata dai cambiamenti climatici in atto. L’eccesso di CO2 rilasciata dalla combustione fossile può venire riassorbita proprio dalle foreste tramite il processo inverso, quello dello stoccaggio. Oltre al discorso ambientale, desta sconcerto in particolare, anche la mancanza di conoscenze su base scientifica relative all’impatto sanitario derivante dalle emissioni nocive della combustione fossile, in particolare del pellet, che inquina più del gasolio e del metano, e che è responsabile di pesanti immissioni da polveri sottili (al punto da essere vietato in molte zone d’Italia), con conseguenze anche letali, come è ben rappresentato dalla tabella in basso.

Dunque in un momento di gravissima crisi climatica, questi discorsi sono la cartina al tornasole di un approccio errato, che sta già dimostrando la sua fallacia. Le categorie umane di giudizio sono sempre parziali: in base alle evidenze scientifiche invece occorrerebbe aprirsi a una dimensione che sia più ampia del proprio tornaconto personale.

Credit: Gruppo Unitario per le Foreste Italiane

Report Luca Angelini