La comparsa precoce dei temporali

Interrompe il ticchettio regolare della pioggia che batte sui balconi con il suo “woom” sordo e profondo. Sembra lontano, o forse no. Ma cos’era un tuono? A febbraio? E vogliamo parlare delle grandinate che ieri, 5 marzo, hanno creato parapiglia in Piemonte, Veneto e Romagna, dove solitamente tutto tace in questa stagione, quasi imbalsamato dal letargo invernale? Addirittura un accenno di tornado in Piemonte… Ma il punto è proprio questo: esiste ancora un letargo invernale? Esiste ancora una stagione che sul Mediterraneo possa essere chiamata inverno? Qualcuno inizia a nutrire qualche dubbio e, d’altra parte, anche le rilevazioni meteorologiche confermano qualcosa che non va più per il verso giusto.

C’è chi punta il dito sui cambiamenti climatici, qualcun altro spara sul detto ormai super-inflazionato “non ci sono più le mezze stagioni”. In via statistica, se facciamo la doverosa eccezione della Liguria e del Friuli Venezia Giulia, il nord Italia raramente si trova ad assistere a fenomeni temporaleschi durante l’autunno e l’inverno. In via sinottica alcune circostanze possono produrre precipitazioni convettive, magari accompagnate da attività elettrica ma trattasi di una eccezione, non certo di una regola. Diverso il discorso per il centro-sud, dove i temporali marittimi sono tutt’altro che un’eccezione.

Quest’anno tuttavia la convezione nelle zone interne, prerogativa del semestre caldo, si è presentata in forma indubbiamente precoce, soprattutto al nord. Questo perché il freddo nei bassi strati praticamente non è arrivato, mentre scorre in quota in occasione degli attuali passaggi perturbati. Se due indizi fanno una prova, allora temporali a febbraio, le grandinate a inizio marzo e l’inverno che ha stentato a presentarsi possono pertanto essere considerati segnali tangibili di un clima che è cambiato e che, trovandosi ancora in fase dinamica, non ha ancora assunto uno determinato stato di equilibrio. Fino ad allora potremo aspettarci di tutto…

Luca Angelini