Meteorologia, la passione incompresa

Temporali rinfrescanti promessi e non mantenuti, anticicloni che “vestono” le nostre stagioni alterandone l’andamento, nevicate invernali che finiscono sul Medio Oriente, indici statistici inaffidabili, stratosfera che si raffredda e troposfera che si riscalda.

Insomma il quadro per un amante della meteorologia è desolante. Abbiamo detto “amante della meteorologia, ma quando in realtà avremmo forse dovuto dire: “amante di pioggia, freddo e neve“, considerato che la maggior parte degli appassionati meteo è anche un appassionato di questi fenomeni, non proprio considerati “bel tempo” dalla gente comune. I capricci del cielo, esattamente come le prestazioni più o meno deludenti della propria squadra del cuore, fanno letteralmente il bello e il cattivo tempo –  guardate il gioco di parole –  forgiando gli animi sensibili di chi ama le emozioni forti, esaltandone alcuni e abbattendone altri a seconda del substrato psicologico impartito a monte dalla genetica.

Non per fare una semplice rima ma secondo voi, la Meteorologia è passione o malattia? Tutto ciò che è passione, dall’esterno può sembrare una patologia, una stranezza, una divagazione mentale. Ed è proprio questo il bello. La passione meteo, per noi della vecchia guardia, non è roba di adesso, ma uno status vivendi che ci portiamo dietro da decenni, quando internet non esisteva, magari a coronamento di un nutrito percorso di studi completati con un occhio sui libri e un’occhio sempre rivolto verso il cielo. Eppure, al di là di questo, tutti abbiamo un lavoro normale, abbiamo una famiglia normale, abbiamo anche altri hobby “normali“. Nessuno è mai finito in psichiatria, ne è ma stato arrestato per il reato di “nevicata fraudolenta” o per “temporale colposo”.

E se un giorno tutto ciò accadesse, anche noi al di qua della barricata, potremmo per la prima volta convincerci, obtorto collo, che… non esistono più neanche le passioni di una volta.

Luca Angelini