Pioggia e neve: a gennaio -39% rispetto alla media

Grazie ai dati rilevati ed elaborati dalla Fondazione CIMA, siamo in grado di conoscere l’attuale situazione idrica nell’intero nostro Paese. Dalle ultime risultanze emerge uno Snow Water Equivalent (SWE), o Equivalente Idrico Nivale (il valore che descrive l’acqua contenuta nella neve), in deficit piuttosto significativo rispetto agli anni passati, nonostante un leggero miglioramento rispetto a quanto avvenuto lo scorso mese di dicembre.

Il “miglioramento” deriva dal maggior innevamento recente dell’arco alpino, soprattutto sui settori valdostani, ma andiamo a vedere il dettaglio della situazione.

Se a dicembre 2023 le analisi condotte da Fondazione CIMA indicavano un deficit del -44% a livello nazionale, oggi il valore è in lieve ripresa: -39% (grafico qui sopra). Insomma, meglio rispetto a un mese fa, ma molto peggio rispetto al periodo 2011-2021. “Come evidenziamo sempre, i due fattori principalmente responsabili della scarsità o dell’abbondanza di neve sono le temperature e le precipitazioni. Il deficit attuale, che purtroppo non è una novità rispetto agli inverni scorsi, è da imputare principalmente a temperature alte associate a precipitazioni scarse”, spiega Francesco Avanzi, ricercatore dell’ambito Idrologia e Idraulica di Fondazione CIMA. “L’anomalia di temperatura è stata particolarmente significativa sull’arco appenninico, nel quale, tra ottobre e dicembre, si sono registrate temperature di anche +2,5 °C superiori rispetto alla media”.

Per le aree alpine il 2024 si è aperto con buone nevicate, che hanno, almeno in parte, compensato la scarsità di neve. Sulle Alpi, dalla Liguria al Friuli Venezia-Giulia, il deficit attuale è dunque del -26% rispetto alla media storica: sempre un deficit, certo, ma che descrive una situazione migliore di quella dello scorso anno quando, proprio in questo stesso periodo, il deficit alpino era del -67%.

Peggiore la situazione sugli Appennini, dove precipitazioni scarse e non in grado di colmare la mancanza di neve si sono unite alle elevate temperature degli ultimi mesi. “Si tratta di una situazione paragonabile a quella dello scorso inverno“, commenta Avanzi. “In particolare, nelle zone montuose che alimentano per esempio il fiume Tevere, negli Appennini centrali, abbiamo circa il 10% della risorsa idrica nivale che ci aspetteremmo per questo periodo (quindi un deficit di quasi il 90%)”.

E’ altresì importante segnalare che, nonostante una situazione nelle Alpi globalmente migliore rispetto allo scorso anno, il bacino del Po (grafico qui sopra) continua a registrare deficit importanti nello SWE: – 43%. Si tratta di un dato di cui non possiamo non tenere conto, anche in considerazione delle situazioni deficitarie già ravvisate le scorse estati. Dati sensibilmente più preoccupanti per quanto riguarda il bacino del Tevere (grafico in basso): -87%. Il deficit a livello nazionale è quindi ancora davvero marcato e difficilmente potremo rientrare, da qui all’inizio della primavera, nelle medie storiche, pur se non è detta l’ultima parola.

Fonte dati: CIMA

Report Luca Angelini