Polveri del Sahara così frequenti, è tutto normale? La parola all’esperto

Negli ultimi tempi l’apporto di polveri sahariane si è reso piuttosto frequente. E’ tutto normale? Ovviamente si, dal momento che le polveri vengono trasportate dalle correnti che raggiungono l’Europa a seguito di una determinata collocazione dei centri di pressione, che in questo periodo assumono una determinata posizione, spesso ricorrente.

Ebbene, questo pulviscolo da dove parte? Eh beh dal Sahara, lo abbiamo a un tiro di schioppo. Servono venti piuttosto forti, in genere superiori ai 50/60 km/h, su vaste aree desertiche sabbiose. Le correnti sollevano ingenti quantità di polvere e pulviscolo desertico, creando delle vere e proprie nubi, portate verso la medi-alta troposfera da correnti ascensionali che favoriscono uno spostamento su grandi distanze, tanto maggiore quanto superiore sarà il gradiente barico tra alte e basse pressioni.

Anche l’orografia può incentivare i moti verticali, come a esempio l’impatto con i rilievi dell’Atlante. Una volta sollevate queste polveri possono percorrere enormi distanze, fino a raggiungere l’area del Mediterraneo e l’Europa, sporcando e offuscando i nostri cieli.

Una volta che è lassù, questo pulviscolo si può depositare al suolo in due modi: “deposizione umida” e “deposizione secca”.

Nella “deposizione umida” serve una precipitazione: la goccia di pioggia intercetta le polveri presenti in sospensione, depositandole al suolo. Ma non solo, è la goccia stessa che nasce “costruendosi” su queste impurità le quali fungono da nuclei di condensazione.

Nella “deposizione secca” la polvere si accumula sul terreno per sedimentazione, lasciando piccoli accumuli.

Obietta il saggio: “sì, ma non è sabbia”. Verissimo, non lo è.

Per “sabbia” intendiamo particelle di grandezza tra i 60 micrometri e i 2 millimetri, mentre quel pulviscolo che sporca il cielo è formato da particelle molto più piccole (siamo su ordini di grandezza dei PM10).

Stazziamo infatti tra gli 0.1 e i 50 micrometri, per cui sarebbe meglio definirla “polvere” (anche se il termine “polvere” non esprime una granulometria, insomma è un po’ vago, ma così ci capiamo meglio). Nasce però da sorgenti sabbiose costituendone la parte più “leggera” e “volatile“.

Ammonisce il saggio “sì, ma è magnetica”. Certo che è magnetica, dato che contiene tre elementi principali: silicio, alluminio e ferro. Silicio e alluminio vorrei anche vedere che non ci fossero, sono i più diffusi anzi, l’alluminio e` il metallo più` abbondante sulla crosta terrestre.

Passiamo al ferro: perché quella polvere è “rossastra”? Perché c’è anche del ferro, e il ferro si ossida volentieri, quindi siamo in presenza di ossidi di ferro, in particolare ematite e magnetite (ma anche goethite e maghemite)

Tutte le sabbie (da cui trae origine quel pulviscolo), contengono percentuali più o meno significative di minerali come la magnetite, la quale è composta per circa tre quarti di ferro e inevitabilmente risponde a campi magnetici esterni, come ad esempio quello di una calamita.

Persevera il saggio: “si ma ci sono anche altri elementi strani”.

Ci sono infatti altri elementi in quantità più o meno elevate, come magnesio, sodio, calcio, fosforo, potassio e zolfo, ecc. Che, per inciso, sono elementi fondamentali per la crescita delle piante, e in diversi ecosistemi il più importante apporto di micronutrienti avviene proprio grazie all’arrivo delle polveri desertiche, che possono arrivare anche a fertilizzare il fitoplancton marino quando precipitano in acqua.

Non si arrende il saggio: “sì, ma non avevamo venti da Sud”.

Primo: nello strato limite possiamo avere venti di direzione completamente diversa rispetto a quelli che scorrono sopra, e noi viviamo nello strato limite, la cui circolazione è forzata localmente, orograficamente e termicamente. Dunque, possiamo tranquillamente avere vento da Nord nel PBL (al livello del suolo) e da Sud sopra. Le polveri viaggiano fino a grandi altezze.

Secondo: chi ha detto che servono venti da Sud? In origine certamente sì, ma non necessariamente sopra le nostre capocce. Dal momento che l’aria si muove seguendo la circolazione dettata dei centri barici, e siccome questi imprimono una “rotazione” (oraria nelle alte pressioni, antioraria nelle basse, nell’emisfero Nord) per colpa di quel criminale di Coriolis, nulla osta che un dust arrivi da Ovest o da Est o da Nord, dipende dal “giro” che fa lassù. PBL o meno.

Ah, quando gli gira, percorre tutto l’Atlantico da Est a Ovest e arriva fino al Nord o al centro America. Quindi per arrivare sul Mediterraneo, o fino alle Alpi, gli basta un filo di gas.

“Tutto qui?” Termina il saggio… Risposta affermativa, discorso chiuso.

Pierluigi Randi