Primavera e inizio estate più piovosi della norma su parte dell’Europa e dell’Italia? Forse c’è una spiegazione

epa09686805 A handout satellite image made available by the Tonga Meteorological Services, Government of Tonga shows an explosive eruption of the Hunga Tonga-Hunga Ha'apai volcano, located in the South Pacific Kingdom of Tonga, 15 January 2022. The eruption on 15 January, the second in only two days, was the latest in a series of eruptions from the undersea volcano. According to a Public Notice from the Tonga Geological Services monitoring the Hunga-Tonga-Hunga-Ha'apai (HTHH) issued on 15 January 2022, satellite images captured on the day indicated that the volcanic eruption continued, with ash plume emission. EPA/TONGA METEOROLOGICAL SERVICES HANDOUT -- BEST QUALITY AVAILABLE -- AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Mai così tanto vapore acqueo in stratosfera. Un team di studiosi statunitensi californiani, guidati da Luis Millán del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, ha intrapreso una serie di ricerche per individuare le cause di un buco dell’ozono particolarmente aperto lo scorso anno. Gli scienziati sarebbero riusciti a trovare un nesso anche per la piovosità particolarmente elevata su alcune aree dell’Europa centrale e sulle nostre regioni settentrionali.

Nello studio pubblicato su Geophysical Research Letters, si evince che le cause sarebbero da ricercare nella violenta eruzione vulcanica di Hunga Tonga-Hunga Ha’apai (o semplicemente Hunga Tonga), avvenuta il 15 gennaio 2022 nell’Oceano Pacifico. Si tratta di una delle più violente eruzioni vulcaniche mai registrate nell’era moderna. L’evento ha causato uno tsunami globale e ha generato un boom sonico che ha fatto il giro del mondo due volte.

Gli studi a riguardo affermano che l’evento eruttivo potrebbe spiegare il buco dell’ozono straordinariamente grande osservato dello scorso anno, così come potrebbe spiegare l’aumento progressivo della piovosità sulla porzione centrale dell’Europa dalla fine dell’inverno 2024. Anche l’inizio dell’estate del 2024 che si sta presentando molto più piovosa del previsto. Questo e altri studi indicano che l’impatto di questa eruzione potrebbe avere effetti persistenti sul nostro clima anche per gli anni a venire.

Durante l’eruzione, il vulcano sottomarino Hunga Tonga ha prodotto un intenso calore che ha trasformato enormi quantità di acqua di mare in vapore acqueo, circa 100-150 milioni di tonnellate, equivalenti a 58.000 piscine olimpioniche. Con la forza dell’eruzione, il vapore acqueo si è spinto fino alla stratosfera, lo strato dell’atmosfera compreso tra i 15 e i 40 chilometri sopra la superficie terrestre. Il vapore acqueo contribuisce alle reazioni chimiche che distruggono lo strato di ozono ed è uno dei gas serra. In questo caso la sua maggior presenza nell’atmosfera potrebbe aver accelerato il ciclo dell’acqua in alcune aree soggette al transito di questi pennacchi di vapore, Europa compresa.

Il motivo per cui l’eruzione del Tonga abbia prodotto una tale quantità di vapore acqueo va probabilmente ricercata nella caldera del vulcano sottomarino, una depressione a forma di bacino che si forma solitamente dopo che il magma erutta o drena da una camera poco profonda sotto il vulcano. La caldera si trovava alla giusta profondità nel fondo dell’oceano: circa 150 metri. Se fosse stata più in superficie la quantità di acqua surriscaldata dal magma in eruzione non sarebbe stata sufficiente a spiegare i valori stratosferici di vapore acqueo che Millán e i suoi colleghi hanno visto. Si fosse trovata invece più in basso, le immense pressioni nelle profondità dell’oceano avrebbero potuto silenziare l’eruzione.

Report Luca Angelini