Risorse idriche in Italia: +42% a maggio, ma c’è chi soffre ancora

Giungono buone notizie, ma non per tutti, dal fronte delle risorse idriche disponibili in Italia, attraverso lo studio condotto dalla fondazione CIMA, basato sul concetto di “Snow Water Equivalent” (SWE), parametro che converte la risorsa idrica presente sotto forma di stock allo stato solido (ghiaccio e neve) in acqua liquida disponibile.

Il pattern meteorologico spiccatamente atlantico, con un continuo susseguirsi di correnti umide, ha favorito lo sviluppo di abbondanti precipitazioni sul nord Italia, con conseguenti generosi apporti nevosi sulle Alpi a partire da fine inverno e protrattesi poi, durante la primavera, grazie ad un mese di aprile e ad un mese di maggio freschi ed ancora nevosi.

Questo ha determinato frequenti nevicate a partire da 1.500 metri ma con accumuli di neve anche ingenti solo sopra i 2.000 metri.

Situazione però che ha esposto la dorsale appenninica, soprattutto sul lato adriatico e meridionale, a correnti secche, con la conseguente riduzione o addirittura totale assenza di nevicate significative.

Il risultato dello studio, aggiornato a maggio mostra come il deficit nazionale si sia progressivamente ridotto e azzerato nel corso dell’inverno, segnando un +1% al termine di marzo e, addirittura, un +42% al termine di aprile.

Tuttavia, per quanto precedentemente considerato, permangono forti discrepanze tra i principali fiumi del nord, in salute, e del centro-sud Italia, in sofferenza o forte sofferenza: Po, anomalia di acqua disponibile +48%, Adige +77%, Tevere -12%, Sangro -44%, Crati -100%.

Fonte: Centro Internazionale di Monitoraggio Ambientale – CIMA

Giuseppe Mucci