Scie di condensa, queste sconosciute

Le cosiddette chem-trails, meglio note come “scie chimiche“, non esistono. Il fenomeno prodotto dagli aerei in volo ad alta quota si chiama con-trails, dove “con” sta per “condensation”, quindi scie di condensazione. Il processo che ne determina la formazione è relativamente semplice: la combustione del carburante provoca agli scarichi l’emissione di una miscela di gas tra i quali vapore acqueo. Quest’ultimo uscendo proprio dai condotti di scarico in un ambiente a temperature estremamente basse (anche -60°C), si espande all’istante condensando e producendo quindi una scia simile ad una nube: la scia di condensazione appunto. Dopo pochi istanti questa scia può subire un ulteriore passaggio di stato a seconda del tasso di umidità presente in quota: se relativamente elevato (comunque, trovandoci sopra i 10 mila metri non sarà mai superiore a 3-4%) le goccioline del condensato brinano e diventano cristalli di ghiaccio, permanendo in atmosfera piuttosto a lungo. Se l’aria è secca il condensato invece evapora e di dissolve.

Per chi è più avvezzo alla fisica, può cimentarsi a vedere il processo dal punto di vista molecolare. Si tratta di unire carburante aeronautico Jet-A1 con formula chimica C12H24 (12 atomi di carbonio e 24 di idrogeno) + atmosfera dove abbiamo (O2 e 3,76xN2(Azoto diatomico), perché il 78% di azoto è 3,76 volte il 21% di Ossigeno diatomico O2 ) se facciamo i calcoli otteniamo C12H24 + 153,4 moli di Atmosfera (O2 + 3,76N2) -> bilanciato da 12 molecole di CO2 + 12 molecole di H2O (acqua) + 18 molecole di O2 + 135,36 molecole di N2. Quindi possiamo benissimo vedere che gli unici gas serra emessi dagli aerei in volo sono la CO2, e il vapore acqueo di condensa (no bario, no metalli pesanti, no cromo eccetera…).

Luca Angelini