Secco a oltranza: la maledizione del nord-ovest continua

Sono ormai almeno tre anni che le nostre regioni nord-occidentali si trovano in uno stato di deficit idrico perenne. Vuoi per la presenza invadente delle alte pressioni, vuoi per la traiettoria sfavorevole delle correnti oppure per l’azione di riparo indotta dalle Alpi, fatto sta che Valle d’Aosta, Piemonte, parte della Lombardia e della Liguria non riescono ancora oggi ad uscire dalla carenza d’acqua ormai cronicizzata. I fiumi sono ai minimi termini: la neve caduta di recente sulle Alpi occidentali ha dato un contentino agli operatori degli sport invernali ma, di fatto, non ha fornito acqua ai fiumi che rimangono asciutti o sotto i livelli medi.

Per di più, come vi abbiamo spiegato in questo precedente articolo, per altri due giorni (fino a tutto sabato 4 febbraio compreso) quelle stesse regioni verranno spazzate da secchi e miti venti di Foehn che asciugheranno anche quel poco di umidità trattenuta a fatica dai terreni. La prossima settimana (già a partire da domenica 5 febbraio), con l’inversione della circolazione e i venti più freddi da est, si potranno determinare condizioni di sbarramento a ridosso delle Alpi, con qualche nevicata in montagna e sulla fascia pedemontana occidentale, ma poco o nulla in pianura.

Quello che servirebbe sarebbe una estesa e intensa perturbazione atlantica, evenienza che però ancora non si vede, nemmeno sugli orizzonti più lontani delle nostre simulazioni matematiche. Nella mappa qui sotto la situazione disastrosa di deficit pluviometrico che si è confermata anche nella seconda decade di gennaio (siamo in attesa dei dati relativi ala terza decade), in contrasto con una certa abbondanza di precipitazioni riscontrata invece sulla maggior parte delle altre regioni.

Luca Angelini