“Tempi di ritorno”, cosa sono?

La frequenza con la quale si manifesta un qualsiasi fenomeno è diversa da evento a evento: per esempio, una brezza si manifesta ogni giorno durante il periodo estivo. Una tromba d’aria si può avere invece una volta ogni dieci o vent’anni. Dunque, per la statistica, i tempi di ritorno di un evento sono il periodo medio che intercorre tra due eventi successivi di una intensità definita. In altre parole, è il tempo medio entro il quale un evento di una data intensità si verifica almeno una volta.

Il tempo di ritorno, oltre alla statistica climatologica, è usato in vari campi tecnici come l’ingegneria idraulica, l’idrologia, la geologia, la vulcanologia e la sismologia, al posto della probabilità di non superamento di un certo evento naturale. Questi metodi aiutano a trovare la distribuzione di probabilità che meglio rappresenta il fenomeno naturale, permettendo di associare a ogni valore la frequenza con cui si verifica.

La conoscenza dei tempi di ritorno può aiutare a rendersi conto del rischio che incombe su una determinata località. Attenzione però, si tratta di una probabilità, e di un valore medio, nulla può impedire che un evento estremo si possa ripetere prima dello scadere di periodo. E’ quello che sta accadendo in questi ultimi anni allorquando i tempi di ritorno di eventi meteorologici estremi sti stanno sempre più riducendo, anticipando nel tempo episodi una volta molto rari e oggi invece sempre più frequenti.

Il motivo che contribuisce a forzare i tempi di ritorno dei fenomeni meteo estremi è il sottofondo climatico entro il quale gli eventi meteorologici si innestano, sottofondo climatico che, come sappiamo, sta subendo rapidi cambiamenti a causa dello sbilancio di energia provocato dall’accumulo di calore per aumento dell’effetto serra.

Luca Angelini