Quasi come lo straniero nella celeberrima Canzone del Piave, la neve quest’anno proprio non ne vuole sapere di varcare i confini del nord Italia. Lo”sforzo” profuso si limiterà a qualche sconfinamento a ridosso dei settori più prossimi al confine di Stato, relegando il grosso al nord delle Alpi, ai versanti esteri di Svizzera ed Austria.
Questo è ciò che emerge dalle ultime elaborazioni numeriche, le quali ci restituiscono un quadro sinottico contraddistinto da una figura anticiclonica atlantica sempre ingombrante, che sul finire della settimana cederà solo parzialmente sul suo bordo settentrionale, messo sotto pressione da un parziale abbassamento in latitudine del flusso perturbato atlantico.
In particolare tra sabato e domenica una perturbazione attraverserà l’Europa centrale, lambendo con la sua conda periferica meridionale anche le nostre regioni settentrionali. Ecco allora le Alpi fare da argine al flusso freddo (aria polare marittima) che rimarrà oltre il confine, con le sue nevicate. Pensate solo al livello dello zero termico, previsto intorno a 1.400-1.600 metri al di là del confine e posto invece tra 2.400 e 2.600 sui nostri versanti, con punte anche sino a 3.000 metri a ridosso delle Alpi piemontesi e valdostane.
Una siffatta differenza di temperatura non potrà che animare forti venti, che soffieranno da nord-ovest risultando anche tempestosi in quota sui crinali più elevati. In basso, sul versante sud-alpino, potranno invece attivarsi irregolari episodi di Foehn, in prevalenza di tipo occidentale e le nubi passeranno solo in forma sfrangiata e poco consistente. Una situazione particolarmente interessante per la Valle d’Aosta, dove si verificherà il fenomeno descritto n questo articolo.
Concludiamo con una carrellata dei settori alpini italiani che tra sabato 18 e domenica 19 marzo potrebbero assistere a sconfinamenti con nevicate portate da nord: alta Valle d’Aosta e settori più settentrionali della regione al confine con la Svizzera comprendenti i massicci del Monte Bianco e Monte Rosa, alto Piemonte, in particolare il comparto della val Formazza, alta Lombardia, con il settore retico e l’alta Val Chiavenna, compresi i massicci del Bernina-Disgrazia e dell’Ortles-Cevedale. Lo stesso accadrà per l’Alto Adige, con le Alpi Altoatesine, compresi i settori più a nord delle valli Venosta ed Aurina.
Luca Angelini
