
La correlazione tra aumento della concentrazione in atmosfera dei cosiddetti gas serra e le temperature globali del Pianeta è ormai stata rilevata, accertata, spiegata e dimostrata dalla scienza, così come le tempistiche (accelerate rispetto alle variazioni naturali) che vedono i primi (i gas) la causa e le seconde (le temperature in aumento) l’effetto. Questo è dunque il punto di partenza.
Le circostanze meteorologiche tuttavia, come ben sappiamo, ci mettono sempre più spesso dinnanzi ad una terza correlazione: l’aumento delle temperature e dei fenomeni meteorologici estremi, in particolare quelli legati alle precipitazioni sempre più concentrate e violente. Quest’ultimo aspetto indubbiamente crea un ulteriore problema: quello dell’aumento a catena degli eventi ad esito alluvionale. Perché? Quale è il nesso fisico che lega l’aumento delle temperature all’aumento delle piogge alluvionali?
Lo vediamo dal grafico in figura: ci indica un parametro fisico noto come “acqua precipitabile“. In termini semplici questo parametro indica l’acqua presente lungo la colonna d’aria che ci sovrasta e che, in determinate condizioni meteorologiche, si trasforma in pioggia che cade al suolo. Come salta subito all’occhio l’acqua precipitabile è sensibilmente aumentata di anno in anno a partire dal 1940 (anno delle prime rilevazioni sistematiche e strumentali del dato) ad oggi. Perché è aumentata l’acqua precipitabile? Perché, come dimostra l’equazione di Clausius-Clapeyron, temperatura e vapore acqueo sono strettamente legati: nel nostro caso, a temperatura più alte l’aria può contenere maggiori quantitativi di vapore.
Si noti quindi l’andamento a “campana“, che conferma la maggior quantità di acqua precipitabile, ovvero di umidità che l’aria calda può contenere durante i mesi estivi. Ma si tenga presente soprattutto l’incremento medio di oltre il 65% dell’acqua precipitabile in poco più di 80 anni. Praticamente un altro mondo…
Dati ERA5 – Copernicus-ECMWF
Luca Angelini

