18 October 2021

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NEVE da record nelle Alpi Giulie, come la mettiamo con il Global Warming?

E’ l’interrogativo che molti lettori ci pongono proprio in questi giorni, quando gli ultimi dati rilevati dalla Società Meteorologica Alpino-Adriatica e CNR – Istituto di Scienze Polari, hanno rilevato in quota spessori anche fino a 5 metri di neve in alcune zone. In realtà questa domanda, a priori, non è corretta perché mette in relazione eventi meteorologici ed eventi climatici che si pongono su scale diverse. Un po’ come mischiare le mele con le pere… Il tempo infatti è quello che fa oggi e che farà domani, il clima è il tempo che ha fatto negli ultimi 30 anni. L’equazione tra i due non è quindi possibile.

Dunque se è vero che gli spessori nevosi attuali in alcune zone montuose del Friuli Venezia Giulia sono da record (anche se il record assoluto spetta alla stagione invernale 2000/2001 quando si raggiunsero i 7 metri), è anche vero che trattasi di una situazione derivante esclusivamente dall‘andamento meteorologico contingente su scala locale. A fronte di una stagione invernale complessivamente nella norma, è stato inoltre il solo mese di maggio a dispensare nevicate superiori alla media (riferimento 1979-2020). L’annata attuale quindi rileva un’eccezione, dato che negli ultimi anni gli spessori di neve registrati in quelle stesse zone a maggio hanno normalmente oscillato tra i 310cm di inizio mese, ai 190cm di fine mese.

Prendere come modello questa situazione locale per tentare di dimostrare che il Global Warming non esiste è pertanto totalmente errato. Se oggi sulle montagne del Friuli Venezia Giulia c’è ancora molta neve, su qualche altra zona sta facendo molto più caldo e, a conti fatti, per il Pianeta ha fatto pari. Se inoltre andassimo a rispolverare i dati del passato, scopriremmo che anche in Friuli Venezia Giulia sino alla metà del secolo scorso lo spessore nevoso del mese di maggio è stato a volte anche molto più abbondante di quello attuale e anche a quote inferiori.

Luca Angelini