La nebbia in val Padana, ecco come è cambiata negli ultimi 30 anni

A proposito della nebbia in val Padana, fenomeno tipico della stagione autunnale/invernale e che in questa prima metà di novembre è comparso piuttosto spesso, grazie a condizioni molto spesso anticicloniche e alla presenza di suolo intriso dopo le abbondanti piogge di settembre/ottobre, i dati indicano che è un fenomeno in diminuzione in tutte le stagioni.

Definizione di nebbia: idrometeora formata da goccioline microscopiche di dimensioni variabili tra 10 e 30 micrometri, di densità tale da ridurre, sulla superficie terrestre, la visibilità orizzontale a meno di 1 km (WMO). In pratica, è una nube che si forma a livello del suolo.

Le nostre nebbie, tipicamente del tipo da irraggiamento legate al raffreddamento radiativo (ma ci sono anche quelle avvettive sulla costa), stanno quindi diminuendo.

Ci portiamo nella bassa pianura ravennate (vedi grafico) dove abbiamo una buona serie storica di osservazioni anche su questo fenomeno (numero di giorni con nebbia).

Dal 1990 ad oggi il trend è abbastanza chiaro, certamente con oscillazioni annuali anche ampie causate di volta in volta dai regimi di circolazione prevalenti ma, in generale, si sta manifestando un calo che accomuna tutta la Pianura Padana.

I motivi sono diversi: temperature mediamente più elevate; cambiamenti nella circolazione a scala sinottica e a piccola scala; calo di concentrazione delle sostanze nucleanti più efficienti, NO2 e SO2 in primis.

Il famoso detto romagnolo “ieri sera c’era una nebbia che ci si appoggiava la bicicletta” si usa oggi un po’ meno insomma.

La nebbia in val Padana; indubbiamente, in questo ultimo scorcio di autunno è tornata d’attualità, ma nulla a che vedere con i nebbioni del passato.

Pierluigi Randi